Salute cardiovascolare

Scompenso cardiaco ed esercizio

Lo scompenso cardiaco: cause e conseguenze

Lo scompenso cardiaco è una sindrome definita come “l’incapacità del cuore di fornire ai tessuti una quantità di sangue adeguata alle necessità dei tessuti stessi”, caratterizzata da una ridotta contrattilità del miocardio. L’incidenza di questa patologie è in continua crescita. Infatti, i sopravvissuti in seguito ad infarto acuto del miocardio sono aumentati con un allungamento della speranza di vita media. L’invecchiamento però, comporta un calo fisiologico per sé della funzionalità cardiaca, portando allo sviluppo dello scompenso cardiaco.

Principali cause di scompenso cardiaco

Scompenso cardiaco ed esercizio fisico: i benefici

Il trattamento dei pazienti affetti da scompenso cardiaco ha l’obiettivo di migliorare la sintomatologia e la qualità della vita. L’esercizio fisico è uno degli interventi in grado di condurre a questi miglioramenti, grazie all’influenza positiva sui sintomi (ad es. ridurre l’affaticabilità), riduce la probabilità di ri-ospedalizzazione, la mortalità e aumenta la capacità funzionale (aerobica, di forza e della flessibilità) e la qualità della vita del paziente. Fino a pochi anni fa, l’esercizio aerobico era l’unico “consentito” ai soggetti con scompenso cardiaco. Negli ultimi anni però, le ricerche hanno dimostrato la “sicurezza” nella pratica di un allenamento di forza in questi soggetti, quando eseguito seguendo le linee guida. Nello specifico, quali sono i meccanismi che portano a dei benefici nello stato di salute grazie all’esercizio? Quali sono le indicazioni e i benefici dell’allenamento aerobico e di forza?

L’allenamento aerobico: pro e contro

L’allenamento aerobico è da sempre considerato l’allenamento migliore per i soggetti con scompenso cardiaco. Infatti, questo tipo di allenamento permette il miglioramento della capacità aerobica e del VO2max, parametro di fondamentale importanza in questa tipologia di soggetti essendo associato al rischio di mortalità cardiovascolare. Una rassegna della letteratura del 2016 ha analizzato 17 studi con l’obiettivo di definire quali fossero le caratteristiche specifiche dell’allenamento aerobico in grado di migliorare la capacità aerobica stessa. Da quest’analisi, la spesa energetica totale (determinata da intensità, durata e frequenza delle sedute e dalla lunghezza del programma) sembrerebbe risulti essere il fattore determinante per il miglioramento della capacità aerobica (VO2 di picco). Analizzando l’intensità, la durata e la frequenza dell’allenamento, alcuni studi affermano come i maggiori effetti si possano ottenere con un esercizio ad alta intensità. Altri studi, invece, mostrano come l’incremento combinato della frequenza e della durata delle sessioni di allenamento risultino essere più efficaci nel migliorare la capacità aerobica, rispetto all’aumento dell’intensità. Quest’ultima affermazione si rivela interessante se si tenesse in considerazione il fattore aderenza, ovvero la propensione dei soggetti ad aderire alla pratica regolare di esercizio. Infatti, intensità di allenamento troppo elevate influiscono negativamente sull’aderenza, mentre programmi più lunghi nel tempo, con obiettivi chiari e raggiungibili, sembrerebbero la facilitino.

L’allenamento di forza: pro e contro

Negli ultimi anni l’esercizio di forza viene considerato “sicuro” in soggetti con scompenso cardiaco, comportando miglioramenti non solo della forza muscolare, ma anche della capacità aerobica. Una review del 2017 ha analizzato 10 studi con l’obiettivo di verificare la sicurezza e i benefici dell’allenamento di forza in soggetti con scompenso cardiaco. Dall’analisi emerge come l’esercizio di forza, eseguito con movimenti lenti e controllati, determini i benefici migliori per questa capacità funzionale. Inoltre, per la prima volta è stato dimostrato come l’allenamento di forza scateni dei miglioramenti del VO2 di picco, anche se in forma minore rispetto all’allenamento aerobico. Questo risultato sancisce un risvolto pratico molto importante, fornendo una forma di allenamento alternativo nei soggetti con ridotta tolleranza all’esercizio aerobico, specialmente se anziani. Secondo gli ultimi studi, la ridotta tolleranza allo sforzo fisico, tipica degli scompensati, non è attribuibile solamente a fattori cardiovascolari, ma anche ad uno stato di “sofferenza” della massa muscolare periferica causato della cattiva ossigenazione tessutale. Parimenti, nei soggetti più anziani, una condizione di sarcopenia porta ad un incremento del rischio di caduta del 10%, del rischio di ospedalizzazione, mortalità e autonomia, con una riduzione del 30% della capacità di svolgere efficacemente le attività quotidiane. Da qui si evince la necessità di preservare e incrementare la massa muscolare, soprattutto nello scompenso cardiaco avanzato e nello scompensato cardiaco anziano.

Concludendo, si rinforza il concetto che la pratica di esercizio fisico in soggetti con scompenso cardiaco è determinante per il decorso della patologia e per il miglioramento della qualità di vita. L’allenamento aerobico ad intensità moderata, duraturo nel tempo comporta benefici probabilmente migliori, soprattutto nei soggetti ad alto rischio di abbandono. In alternativa, l’allenamento alla forza può essere utilizzato nei soggetti con ridotta tolleranza allo sforzo fisico.

  • Vromen T. et al. The influence of training characteristics on the effect of aerobic exercise training in patients with chronic heart failure: A meta-regression analysis
  • Giuliano C. et al.. The effects of resistance training on muscle strength, quality of life and aerobic capacity in patients with chronic heart failure - A meta-analysis