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Quanta protezione abbiamo verso la luce blu?

protezione luce blu

Se lavorare al computer rientra tra i vostri compiti lavorativi, avrete sentito sicuramente parlare della famosa “luce blu”.

Nello scorso articolo ci siamo lasciati parlando di cosa sia la luce blu, dei potenziali effetti positivi e negativi, e di quali dispositivi di protezione possiamo usare per ridurre al minimo i fattori di rischio a cui siamo sottoposti.

Ma ci siamo mai chiesti se i sistemi di protezione anti luce blu siano veramente efficaci?

Principali effetti della luce blu

Prima di parlarne, rivediamo qual è il principale disturbo che ci coinvolge direttamente se ci troviamo a passare molte ore davanti agli schermi.

Digital Eye Strain (DES): così è chiamata la sindrome clinica che si manifesta attraverso disturbi visivi e/o disfunzioni oftalmiche (relative a un sovraccarico dei muscoli oculari) legate all’uso di strumenti digitali. Questo termine sta sostituendo quella che diversi anni fa era chiamata Sindrome da visione al Computer (CVS), la quale ci può risultare più familiare. Questo cambio di terminologia lo possiamo giustificare se pensiamo al passaggio dall’uso esclusivo del computer nelle ore lavorative, all’esponenziale nascita e crescita di tutti gli strumenti digitali che ormai ci circondano, smartphone in primis.

Tra i segni e sintomi che possiamo riconoscere rientrano: astenopia (affaticamento oculare), sindrome dell’occhio secco e problemi visivi preesistenti che contribuiscono a enfatizzare questa situazione. A queste condizioni si possono associare anche disturbi muscoloscheletrici come rigidità, dolore a spalle, collo, schiena, e cefalea causati dall’assunzione di posture che generano tensione per tempo prolungato. Tutte condizioni aventi in comune vari gradi di irritazione dei tessuti oculari che interferiscono la normale giornata lavorativa.

A livello di dati, le stime di prevalenza di questi disturbi arrivano fino al 50% in coloro che utilizzano schermi digitali per un periodo di tempo prolungato. (Mylona et al, 2023)

Lo strumento di prevenzione di prima scelta sono gli occhiali con lenti anti luci blu. Questi dispositivi si basano sul fatto che gli schermi e l’illuminazione a LED hanno un’intensa emissione nella lunghezza d’onda del blu, collegata ai danni alla retina ed alterazione del ritmo circadiano, e quindi, bloccando questa lunghezza d’onda, puntano ad alleviare l’affaticamento oculare, migliorare la qualità del sonno e conferire protezione alla retina. 

La caratteristica principale di queste lenti è che sono rivestite da coloranti (cromoforo giallo) che assorbono selettivamente la luce blu e viola.  

Ma cosa dice la letteratura scientifica al riguardo?

Leung e colleghi (2017) hanno provato a rispondere a questa domanda attraverso un esperimento. I partecipanti dello studio sono stati suddivisi in 3 gruppi: il primo ha indossato lenti a basso blocco della luce blu, il secondo gruppo lenti ad alto blocco del blu (colorazione marrone) e il terzo gruppo lenti semplici. Dopo 1 mese non sono state trovate differenze significative tra le lenti dei diversi gruppi. Per la valutazione dell’affaticamento oculare si è visto un minore sforzo visivo durante l’utilizzo del computer nei gruppi con le lenti ad alto blocco di luce blu. Differenze così piccole, tuttavia, che non sono state ritenute significative.

Se vogliamo spostare l’attenzione sul legame luce blu – sonno, nello stesso studio, Leung non ha rilevato differenze nemmeno nella qualità del sonno per tutte e tre le tipologie di lenti. 

Diversamente, Burkart e Phelps (2009), reclutando soggetti con problematiche di insonnia, hanno riscontrato un piccolo miglioramento della qualità del sonno dopo due settimane nei soggetti che, tre ore prima di andare a dormire, avessero indossato lenti ad alto blocco, rispetto a quelle a basso blocco.

Come possiamo agire?

In conclusione, al contrario di quanto saremmo portati a pensare dalla loro diffusione, abbiamo visto che la letteratura scientifica, ad ora, non sembra fornire evidenza a supporto dell’efficacia degli occhiali anti luce blu per la diminuzione dei sintomi di affaticamento e stanchezza oculare.

Comprarli o non comprarli, non sta a noi convincervi, piuttosto possiamo seguire quello che lo stesso Decreto Legislativo 81/08 ci suggerisce ovvero la regola del 20,20,20. Nel concreto, ogni 20 minuti di lavoro, osserviamo un oggetto posto almeno a 20 m di distanza per almeno 20 secondi. In questo modo i muscoli dei nostri occhi si possono riposare, regalandoci una sensazione di sollievo e leggerezza. 

Bibliografia

  • Burkhart Kimberly & Phelps James R. (2009).. AMBER LENSES TO BLOCK BLUE LIGHT AND IMPROVE SLEEP: A RANDOMIZED TRIAL, Chronobiology International, 26:8, 1602-1612, DOI: 10.3109/07420520903523719<br />
  • Leung, T. W., Li, R. W., & Kee, C. S. (2017).. Blue-Light Filtering Spectacle Lenses: Optical and Clinical Performances. PloS one, 12(1), e0169114. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0169114<br />
  • Lawrenson, J. G., Hull, C. C., & Downie, L. E. (2017).. The effect of blue-light blocking spectacle lenses on visual performance, macular health and the sleep-wake cycle: a systematic review of the literature. Ophthalmic & physiological optics : the journal of the British College of Ophthalmic Opticians (Optometrists), 37(6), 644–654. https://doi.org/10.1111/opo.12406<br />
  • Mylona, I., Glynatsis, M. N., Floros, G. D., & Kandarakis, S. (2023). . Spotlight on Digital Eye Strain. Clinical optometry, 15, 29–36. https://doi.org/10.2147/OPTO.S389114