Esercizio fisico e morbo di Parkinson: update della letteratura
Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa ad evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge diverse funzioni tra cui il controllo dei movimenti e l’equilibrio. È la seconda malattia neurodegenerativa più comune al mondo, con una prevalenza tra i 400 e 1900 casi ogni 100.000 persone. Le cause, per quanto non ancora ben determinate, si possono suddividere tra genetiche e ambientali.
I principali sintomi della malattia dal punto di vista motorio sono il tremore a riposo, la rigidità, la bradicinesia e l’instabilità posturale che aumentano il rischio di caduta. Inoltre, i problemi relativi all’equilibrio tendono a persistere nonostante le cure farmacologiche. Per questo motivo, allenare tale capacità per i soggetti affetti da Parkinson potrebbe essere di fondamentale importanza. Infatti, nei pazienti affetti da Parkinson è stata osservata anche una generale debolezza muscolare, in particolare nei muscoli degli arti inferiori, con tutti gli effetti che tale deficit comporta sui parametri del cammino, sui limiti di stabilità e le strategie posturali. Ma qual è la tipologia di esercizio fisico migliore nel morbo di Parkinson?
Il ruolo dell’esercizio fisico nei soggetti con Parkinson
L’esercizio fisico appropriato dovrebbe avere come obiettivo primario la prevenzione di eventi avversi e traumatici, come le cadute. Una recente revisione della letteratura ha analizzato diverse tipologie di intervento motorio cercando di capire quali effetti vi siano anche a lungo termine. Nello specifico sono stati analizzati lavori che comprendevano allenamenti multimodali, progressivo di forza, aerobico, di equilibrio, sul cammino, somatosensoriale, Tai Chi e danza.
- Allenamenti multimodali: l’obiettivo di questo tipo di allenamento è quello di migliorare la fitness fisica e motoria, grazie alla combinazione di tre o più tipologie di esercizio fisico tra flessibilità, forza, equilibrio, allenamento aerobico e coordinativo.
- Allenamento progressivo contro resistenza: questi protocolli sono stati strutturati utilizzando macchine o ergometri per l’allenamento eccentrico e concentrico, esercizi con giubbotti zavorrati e allenamenti funzionali. Il carico di lavoro aumentava progressivamente partendo dal 40 fino al 70 % della forza massimale.
- Allenamento aerobico: i protocolli variavano dalla bike, al treadmill, alla camminata con la musica fino al Nordic Walking. L’intensità di lavoro era tra il 60 e 75% della frequenza cardiaca massima e il 40 e 50% della frequenza cardiaca di riserva.
- Allenamento dell’equilibrio: gli esercizi avevano l’obiettivo di stimolare le componenti deficitarie nei soggetti con il Parkinson. Ad esempio, si lavora sui limiti di stabilità, gli aggiustamenti posturali anticipatori, le risposte posturali e l’equilibrio dinamico durante i movimenti e la camminata. In alcuni protocolli sono stati inseriti anche lavori specifici di forza. Alcuni esempi sono l’allenamento motorio-cognitivo, programmi di prevenzione per le cadute e attività in acqua.
- Allenamento del passo: l’obiettivo era quello di migliorare i parametri del passo come la velocità e la lunghezza.
- Allenamento con l’ausilio di segnali sonori o visivi: i soggetti dovevano seguire diversi stimoli, come ad esempio un metronomo che dettava il ritmo nel cammino.
- Tai Chi
- Danza
In generale, da tale revisione è emerso che l’esercizio fisico nei pazienti affetti da Parkinson è ben tollerato e comporta un basso rischio per tali soggetti. Infatti, tra tutti i 25 studi presi in rassegna e quindi 792 soggetti coinvolti, sono stati riportati pochi infortuni, non di grave entità, oltre a qualche caduta.
In aggiunta, la revisione di Mak e colleghi (2017) ha definito nello specifico che:
- Programmi combinati di forza e attività aerobica di resistenza hanno effetti positivi che durano per 12 settimane
- Programmi che allenano la forza migliorano tale parametro fino a 24 mesi, mentre servono tra i 6 e 16 mesi di attività aerobica per ottenere dei miglioramenti nel cammino
- Programmi che allenano l’equilibrio migliorano la mobilità e il cammino fino a 12 mesi dalla fine del programma motorio
- Il Tai Chi e la danza migliorano l’equilibrio, e il Tai Chi in particolare riduce il numero di cadute fino a 6 mesi dalla fine del programma di allenamento.
Concludendo si può tranquillamente affermare che l’esercizio fisico abbia un ruolo fondamentale associato alla terapia farmacologica per il trattamento di tale patologia.
- Mak MK et al. Long-term effects of exercise and physical therapy in people with Parkinson disease